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3Dnatives Lab: test e recensione della stampante 3D Snapmaker U1

Pubblicato il 26 Marzo 2026 da Mélanie W.
snapmaker u1

Per anni, Snapmaker ha significato una cosa sola: macchine tuttofare per la fabbricazione digitale, con stampa 3D, CNC e incisione laser riunite in un unico dispositivo. Da qualche tempo, però, la strategia dell’azienda è cambiata. Dopo il successo dei modelli 2.0 e Artisan, il marchio ha progressivamente virato verso stampanti 3D dedicate, prendendo le distanze dall’approccio “all-in-one” che lo aveva reso popolare. La U1 è il passo più deciso in questa direzione: una macchina pensata esclusivamente per la stampa 3D multi-materiale, con un sistema automatico di cambio utensile a quattro testine.

Lanciata su Kickstarter prima della commercializzazione, la U1 si inserisce in un segmento agguerrito, presidiato da Bambu Lab con il sistema AMS, Prusa Research con l’MMU3 e Creality con il CFS. La carta vincente? Il tool changer meccanico, che, a differenza dei sistemi a spurgo e ricarica, promette di ridurre drasticamente lo spreco di filamento. Nel laboratorio di 3Dnatives, abbiamo messo alla prova questa promessa nel concreto.

la snapmaker u1 sur notre banc de test

1. Prima impressione e caratteristiche tecniche

La U1 presenta un’estetica moderna e minimalista, in linea con le tendenze attuali. I componenti meccanici ed elettronici sono nascosti dietro pannelli in plastica stampata a iniezione, conferendo alla macchina un aspetto pulito e industriale. Una porta in vetro sul fronte e un pannello posteriore in plastica trasparente garantiscono piena visibilità sulla camera di stampa, da davanti a dietro. La visibilità dal retro dipende ovviamente dal posizionamento della macchina: se collocata contro un muro, la configurazione più naturale nella maggior parte degli spazi di lavoro, la vista posteriore risulta impossibile.

La struttura esterna ha una scocca in plastica, laddove le generazioni precedenti puntavano su una costruzione metallica pesante e rassicurante. Sarebbe però riduttivo fermarsi a questa prima impressione. I pannelli svolgono essenzialmente una funzione estetica e protettiva, senza compromettere né la rigidità strutturale del telaio né la qualità di stampa. L’unica nota è una leggera flessione dei pannelli laterali quando entrambi i portabobine supportano contemporaneamente bobine da un chilogrammo. Un difetto puramente estetico, senza alcuna ripercussione sulla stampa.

port usb

La porta USB, situata sul retro dell’apparecchio, è di difficile accesso.

Il sistema portabobine merita una menzione a parte: i quattro alloggiamenti (due per lato) sono aperti, senza box di essiccazione integrato. Per chi opera in ambienti umidi o lavora regolarmente con materiali igroscopici come PETG, nylon o TPU, questa scelta progettuale rappresenta un compromesso da considerare in anticipo, soprattutto per sessioni di stampa prolungate.

L’illuminazione integrata, composta da due barre LED, offre un’illuminazione essenziale della camera. Sufficiente di giorno o in una stanza ben illuminata, mostra i suoi limiti in ambienti bui, rendendo il monitoraggio tramite fotocamera difficoltoso in queste condizioni. Una fotocamera integrata è comunque presente sul lato destro della camera, anche se la sua utilità resta condizionata dalla luminosità ambientale.

2. Installazione e messa in funzione

Montare la Snapmaker U1 consiste essenzialmente nell’inserire le quattro testine nel sistema di cambio utensile e collegare i relativi cavi. Per utilizzatori esperti, il tempo necessario è di circa 30-45 minuti. Per un principiante è necessario un po’ più di tempo, circa un’ora. Non è un kit da assemblare da zero, ma neppure un vero plug-and-play: è necessaria una certa familiarità tecnica. Il manuale è ben strutturato e chiaro, con illustrazioni utili e un buon livello di dettaglio.

Un piccolo ostacolo riguarda l’installazione dei tubi PTFE: nella confezione sono presenti due varianti con diametri diversi, destinate a percorsi differenti del filamento, ma nel manuale non è esplicitamente segnalato. Nella pratica, ci si accorge velocemente della differenza perché i tubi sbagliati non si adattano, ma un’etichettatura più chiara potrebbe evitare la confusione iniziale. È un dettaglio minore, ma indica un margine di miglioramento nell’esperienza di primo utilizzo, soprattutto considerando che Snapmaker si rivolge esplicitamente a singoli utilizzatori e istituti scolastici.

le système multi-outils de la snapmakerU1

La Snapmaker U1 è dotata di 4 testine di stampa

Dopo il montaggio, la calibrazione avviene tramite un display touch a colori da 3,5 pollici posizionato frontalmente. Il processo è guidato passo dopo passo: il piano di stampa viene livellato automaticamente e vengono impostati gli offset tra i quattro utensili, un fattore cruciale per stampe multi-tool precise. Nel nostro test, la procedura si è svolta senza problemi, fornendo risultati immediatamente utilizzabili.

3. Software e applicazioni

Sul fronte software, la U1 funziona con Klipper abbinato a Fluidd, una combinazione che rappresenta senza dubbio uno dei punti di forza per gli utilizzatori tecnicamente esperti. Klipper è un firmware open source noto per la sua flessibilità, l’elevata velocità e l’ecosistema di macro personalizzabili. La scelta di Snapmaker di non rinchiudere la propria stampante in un ecosistema chiuso e proprietario è coraggiosa e coerente con il posizionamento della macchina. Si può accedere all’interfaccia Fluidd tramite l’indirizzo IP sulla rete locale, consultare i log, modificare le impostazioni Klipper e creare macro personalizzate. Grazie a questo si può avere un livello di libertà che né Bambu Lab né Creality offrono di serie.

Lo slicer in dotazione, Snapmaker Orca, è basato su OrcaSlicer e arricchito con profili specifici per la U1 e il suo sistema di cambio utensile. Chi già utilizza OrcaSlicer si troverà immediatamente a proprio agio: interfaccia, menu e logica sono identici. La gestione dei quattro utensili è chiara, con assegnazione di colore e materiale per ogni testina e profili di cambio già configurati.

snapmaker orca

Il software di slicing Snapmaker Orca si basa sul software open source OrcaSlicer.

Il supporto al sistema RFID è simile a quello della concorrenza: inserendo una bobina Snapmaker dotata di chip RFID in uno dei feeder, la macchina riconosce in modo automatico materiale e colore, applicando il profilo di stampa corrispondente. Ciò semplifica la gestione e riduce gli errori di configurazione. La funzione è tuttavia limitata ai materiali originali del marchio. I filamenti di terze parti devono essere configurati manualmente. Un compromesso comune nel settore, da tenere presente soprattutto per chi utilizza prevalentemente bobine generiche.

L’app mobile, invece, è il punto debole più evidente rispetto all’ecosistema di Bambu Lab. Consente di monitorare la stampa in corso, verificare lo stato della macchina e accedere allo streaming della fotocamera, ma non permette di avviare una stampa direttamente da una libreria di modelli sullo smartphone.

4. Prime stampe 3D

Il cuore della Snapmaker U1 è il sistema di cambio utensile a quattro testine indipendenti. Ogni testina mantiene in permanenza il proprio filamento caricato nell’hotend. Il passaggio da un utensile all’altro è puramente meccanico: la testina attiva si deposita nel suo dock magnetico, quella successiva viene agganciata e bloccata in pochi centesimi di secondo. Il risultato: lo spreco di materiale durante le transizioni di colore o di materiale è pressoché nullo.

Nei nostri test con stampe multicolore su figure e oggetti decorativi in PLA, le transizioni si sono rivelate notevolmente affidabili e pulite. L’affidabilità meccanica del dock è eccellente: nessun utensile mal posizionato, nessuna collisione durante le sequenze di cambio.

le système d'insertion de filament

La Snapmaker U1 è dotata di un sistema di inserimento assistito del filamento e le bobine vengono posizionate sul lato della stampante.

Le stampe multi-materiale con supporti in filamento breakaway hanno fornito risultati particolarmente convincenti: i supporti si staccano in modo netto e le superfici finali sono pulite. Questo tipo di risultato beneficia di un’interfaccia senza distanza tra modello e supporto, una configurazione che solo un sistema multi-materiale consente di impostare senza rischio di fusione tra i materiali.

Due aspetti critici meritano di essere segnalati con trasparenza. In primo luogo, la stampa in TPU non si è dimostrata affidabile nei nostri test, con problemi ricorrenti di intasamento e sottoestrusione. I filamenti flessibili restano problematici sulla stragrande maggioranza dei sistemi multi-tool, poiché la geometria dei feeder e dei tubi PTFE non è ottimizzata per assorbire l’elasticità del TPU. Snapmaker raccomanda di deviare i tubi PTFE per inserire il filamento direttamente nella testina con estrusore direct drive, ma nel nostro caso la soluzione non ha funzionato. In secondo luogo, gli ugelli sono venduti come moduli integrati comprensivi di sensore termico e blocco riscaldante, il che impone la sostituzione dell’intero gruppo anziché del semplice ugello. Una tendenza sempre più diffusa su questo tipo di macchine, che può però rivelarsi costosa per chi lavora regolarmente con diametri diversi o materiali abrasivi.

des porte-clefs imprimées sur la U1 un renard imprimé sur la U1 des figurines imprimées sur la Snapmaker U1 des figurines imprimées sur la U1 Un modèle d'oreille Un "diorama" imprimé sur la Snapmaker U1 un crabe imprimé sur la U1 un chien et un chat imprimés en 3D

Conclusione

  • Contenuto della confezione 9.5/10
  • Software 8.5/10
  • Qualità di stampa 9.5/10
  • Facilità d'uso 8.5/10
9 / 10

Punti di forza:

  • Base Klipper/Fluidd aperta e personalizzabile
  • Ottimo rapporto qualità-prezzo

Punti deboli:

  • Ecosistema software limitato
  • Struttura aperta

La Snapmaker U1 è una macchina tecnicamente ambiziosa che raggiunge il suo obiettivo principale: rendere accessibile la stampa 3D multi-materiale con cambio utensile a un prezzo contenuto. Il sistema di cambio meccanico lavora in modo affidabile, il consumo di filamento è minimo e la base Klipper/Fluidd offre agli utilizzatori esperti ampie possibilità di personalizzazione.

È meno indicata, invece, per chi si aspetta un’esperienza completamente ottimizzata e pronta all’uso. Il software mobile è in ritardo rispetto alla concorrenza, e alcune scelte progettuali non risultano del tutto coerenti, come il display fisso, l’assenza di un taglia-filamento sull’hotend o la porta USB sul retro. Questi aspetti non compromettono le prestazioni fondamentali della macchina, soprattutto in rapporto al prezzo, ma indicano chiaramente il pubblico a cui si rivolge.

In questa fascia di prezzo, la U1 si colloca tra le opzioni più convincenti per utilizzatori, studenti o FabLab alla ricerca di un sistema multi-materiale con cambio utensile senza compromessi significativi sulle prestazioni. Si rivolge a chi è disposto a confrontarsi con la tecnologia e considera la configurazione non come un ostacolo, ma come parte integrante della fabbricazione digitale.

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