Il testo sulle pagine di questo libro, Manual, non è un racconto tradizionale. Guardando da vicino, si scopre che si tratta di G-code, il linguaggio macchina utilizzato per controllare le stampanti 3D. Creato dallo Studio Darius Ou con Benson Chong attraverso il progetto di ricerca Hyperpress, il libro riporta una copia parziale dello stesso G-code utilizzato per realizzarlo.
Non giudicare un libro dalla copertina, si dice. Ma dal materiale? Manual è un libro di 26 pagine realizzato in poliuretano termoplastico (TPU), un materiale flessibile tutt’altro che semplice da stampare a spessori “sottili come la carta”. Ottenere il risultato ha richiesto numerosi test per bilanciare flessibilità, durabilità e qualità di stampa, e i progettisti si sono scontrati con i limiti relativi a quanto piccolo potesse essere il testo pur restando leggibile.
Il libro è stampato con il metodo XY-for-Z di Hyperpress su una stampante Bambu Lab. Anziché costruire strato dopo strato partendo dal basso, la testa di stampa lavora in verticale e in orizzontale per stampare le pagine di taglio, e non in piano. È proprio questo orientamento a rendere possibili le pagine fronte-retro e un testo piccolo e leggibile. Inoltre, consente all’intero libro, alle pagine, alla copertina e alla rilegatura di staccarsi dal piano di stampa come un unico blocco continuo e già finito. E, per una volta nella stampa 3D, non è prevista una fase di post-lavorazione.
Come si può immaginare, stampare pagine sottili e flessibili in TPU tenute in verticale non è privo di difficoltà. Le pareti alte e strette tendono a deformarsi durante la stampa. La soluzione di Hyperpress consiste in una serie di “supporti a bordo deckle”, strutture temporanee che collegano tra loro le pagine adiacenti durante la stampa. Una volta rimossi a libro ultimato, lasciano un bordo ruvido e dall’aspetto strappato: un richiamo involontario ai bordi sfrangati degli antichi libri in carta fatta a mano.
È il sesto libro di Hyperpress, ma il primo in cui il testo non viene più stampato come uno strato separato sovrapposto alle pagine: qui le scritte fanno parte della struttura stessa del foglio.
In questa versione di Manual, solo il 2,5% del suo G-code è riportato sulle pagine. Hyperpress attribuisce questo limite ai vincoli attuali della stampa a filamento fuso (FFF). La risoluzione di stampa odierna non è ancora abbastanza fine e il testo deve mantenere una certa dimensione per restare leggibile. Mettendo insieme questi due limiti, semplicemente non c’è spazio sufficiente per far stare l’intero codice dell’oggetto sulla sua stessa superficie.
Cos’è un r-book? Sappiamo tutti cos’è un e-book, ma un r-book? Secondo Hyperpress, Manual è un Replicable Book (r-book), un passo oltre l’e-book. La differenza è sostanziale: un e-book trasmette soltanto contenuti attraverso la rete, mentre un r-book trasporta l’oggetto stesso, forma fisica inclusa. Hyperpress lo paragona al fax: quest’ultimo invia l’immagine piatta di una pagina, mentre una stampante 3D può inviare l’intero oggetto in tre dimensioni, facendolo materializzare dall’altra parte. E, a voler essere davvero tecnici, le pagine di Manual sono fatte esclusivamente di codice: in un certo senso, dunque, il destinatario previsto è la stampante stessa, più che la persona che tiene in mano il libro.
Questa idea si è concretizzata al lancio di Manual a Toronto: il file è stato inviato digitalmente da Singapore e il libro è stato stampato sul posto. Da allora Hyperpress ha reso disponibile il file di stampa attraverso il proprio Patreon, mantenendo aperto a chiunque il percorso dal file digitale all’oggetto fisico.
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*Crediti di tutte le foto: Hyperpress
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