Ad oggi non serve spiegare perché la produzione additiva sia così apprezzata dal settore medico: gli esempi e le applicazioni abbondano e i vantaggi sono concreti. Al di là dei singoli casi d’uso, però, sta emergendo un fenomeno più strutturale: l’integrazione diretta della stampa 3D negli ospedali.
Sempre più strutture si dotano di apparecchiature interne, creano i propri laboratori e sviluppano competenze dedicate. Da cosa nasce questo interesse? Ecco 8 ragioni concrete che spiegano perché la produzione additiva sta diventando uno strumento a tutti gli effetti per i professionisti della sanità.
L’AP-HP ha integrato numerose stampanti 3D (foto: PRIM3D)
Questa è probabilmente la ragione più evidente. L’anatomia di ogni paziente è diversa e le cure erogate negli ospedali devono tenerne conto: servono trattamenti su misura, indipendentemente dalla patologia. La produzione additiva risponde perfettamente a questa esigenza, potendo realizzare strumenti, dispositivi medici, impianti e modelli anatomici fedeli al paziente.
In alcuni ospedali francesi come l’AP-HP, impianti cranici su misura in titanio vengono già prodotti a partire dai dati di imaging del paziente. Negli Stati Uniti, strutture come la Mayo Clinic progettano impianti personalizzati per casi complessi, in particolare a livello della colonna vertebrale o della mandibola. Il risultato: soluzioni più adatte, più efficaci e spesso meglio tollerate dai pazienti.
Crediti: Mayo Clinic
Dato che la produzione additiva consente la realizzazione di pezzi su misura, i professionisti sanitari possono creare ausili tecnici e modelli anatomici in funzione delle patologie da trattare. Grazie a determinati processi di stampa come il material jetting (PolyJet), è possibile riprodurre il flusso sanguigno, il comportamento meccanico dei tessuti e altro ancora. I chirurghi possono prepararsi meglio prima di un’operazione più o meno complessa e comprendere più a fondo determinate patologie. La stampa 3D offre loro una rappresentazione fisica del quadro clinico.
Ad esempio, il Great Ormond Street Hospital di Londra stampa i cuori con malformazioni dei bambini da operare per preparare interventi cardiochirurgici particolarmente complessi. Negli Stati Uniti, invece, la Cleveland Clinic utilizza modelli di reni con tumori integrati per anticipare con precisione i gesti chirurgici da effettuare in sala operatoria.
Grazie alla stampa 3D, i chirurghi possono prepararsi meglio per i propri interventi (foto: Stratasys)
Questi modelli anatomici e ausili tecnici stampati in 3D rappresentano anche risorse preziose per gli studenti di medicina e gli specializzandi. L’apprendimento visivo e la percezione tattile del corpo umano sono molto più efficaci rispetto alla sola teoria. La formazione diventa più concreta, migliorando le competenze dei futuri medici. Questi modelli permettono di ripetere più volte i gesti chirurgici durante l’apprendimento senza alcun rischio per il paziente.
La produzione additiva è utile anche ai pazienti, che possono visualizzare in modo più concreto le modalità del proprio intervento e la propria patologia. Il professionista sanitario può mostrare, ad esempio, una replica del rene del paziente e spiegare come procederà con l’operazione. Per i bambini, alcuni ospedali stampano in 3D figurine che li ritraggono, per ridare loro coraggio.
La produzione additiva diventa così uno strumento in più per garantire una comunicazione migliore tra professionista e paziente.
Detto tutto questo, le conseguenze vengono da sé. Integrare la produzione additiva in un ospedale ha un impatto diretto sul tempo trascorso in sala operatoria e sul recupero dei pazienti. Se i professionisti sanitari sono meglio formati e preparati, trascorreranno meno tempo in sala operatoria, con maggiori probabilità di successo dell’intervento. I tempi di anestesia si accorciano e le complicanze si riducono. Alcuni studi dimostrano che la stampa 3D di modelli anatomici e di guide chirurgiche riduce i tempi operatori dal 10 al 20%.
L’integrazione della stampa 3D in un ospedale ha ripercussioni sul sistema logistico e sulla strategia produttiva della struttura. Avere una stampante 3D disponibile in reparto in qualsiasi momento significa produzione on demand, in base alle necessità. Gli ospedali non dipendono più da fornitori o prestatori esterni per determinati componenti e possono gestire gli ordini in piena autonomia. Un aspetto particolarmente rilevante in caso di crisi. Lo abbiamo visto chiaramente durante il COVID-19: le strutture dotate di stampanti 3D hanno potuto produrre materiale medico, in particolare visiere protettive, rispondendo così a un’emergenza sempre più pressante.
Queste valvole respiratorie sono state stampate in 3D durante il COVID-19 (foto: Michel Faini)
Acquistare stampanti 3D rappresenta inevitabilmente un investimento per un ospedale, e non tutte le strutture possono permetterselo. Sul lungo periodo, però, la tecnologia consente di abbattere determinati costi. Si parlava poco fa di produzione on demand: immaginate la riduzione delle spese legate a stoccaggio e trasporto se è possibile produrre internamente, il più vicino possibile al bisogno. La struttura può inoltre ridurre i costi delle piccole produzioni di serie e dei pezzi altamente personalizzati.
La Mayo Clinic, ad esempio, ha dimostrato che produrre internamente determinati modelli anatomici costa da un 10 a un 50% in meno rispetto all’esternalizzazione.
La stampante 3D è uno strumento affascinante e ideale per accelerare sia la ricerca sia l’innovazione. La tecnologia permette ai professionisti sanitari di testare materiali, creare strumenti più complessi, sperimentare nuove idee. Il tutto, direttamente in ospedale.
Si può andare ancora oltre parlando di bioprinting e stampa 3D di farmaci. Alcuni ospedali sono già attrezzati per creare tessuti o pelle a pochi passi dal blocco operatorio. E questo è un vero e proprio stravolgimento per il sistema sanitario. In prospettiva, l’ospedale non sarà più soltanto un luogo di cura, ma anche un centro di produzione e innovazione medica.
A Barcellona, l’ospedale Vall d’Hebron ha integrato una stampante 3D per farmaci (foto: Pharmacy Service – Vall d’Hebron University Hospital)
Come avrete capito, l’integrazione della stampa 3D negli ospedali segna una svolta nell’organizzazione delle cure. Al di là della tecnologia, è un intero modello che si evolve: più personalizzato, più reattivo, più vicino al paziente. E se siamo ancora agli inizi, una cosa è certa: la produzione additiva si sta imponendo come strumento strategico per la medicina del domani.
E voi, cosa ne pensate dell’integrazione della stampa 3D negli ospedali? Faccelo sapere lasciando un commento qui sotto o sui nostri canali social Facebook, Linkedin e YouTube! Non dimenticare di iscriverti alla nostra Newsletter settimanale per ricevere tutte le notizie sulla stampa 3D direttamente nella casella di posta!
*Crediti per la foto di copertina: Formlabs
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