Medicale e Dentale

Farmaci personalizzati creati con la stampa 3D volumetrica e l’estrusione semisolida

La stampa 3D sta trasformando il modo in cui vengono prodotti i farmaci, offrendo soluzioni personalizzate volte a migliorare sia i trattamenti che l’esperienza del paziente. Tradizionalmente, i farmaci su misura vengono realizzati dal farmacista tramite preparazioni galeniche magistrali, che prevedono la formulazione di medicinali personalizzati su prescrizione medica. Questo processo richiede il rispetto preciso delle quantità e della qualità di ciascun componente, seguendo una lavorazione manuale complessa, impegnativa e talvolta soggetta a errori. Tuttavia, come accennato in precedenza, la stampa 3D sta prendendo piede in questo campo, permettendo di produrre farmaci perfettamente personalizzati e quindi adattabili alle esigenze specifiche di ciascun paziente. Un recente studio guidato da Lucía Rodríguez Pombo, ricercatrice dell’Università di Santiago de Compostela (USC), conferma l’efficacia delle tecnologie di stampa 3D per la produzione clinica di farmaci personalizzati, in particolare per i pazienti pediatrici.

Lo studio, Clinical Implementation of 3D Printing for the Preparation of Personalized Medicines, si concentra sull’applicazione della stampa 3D in un contesto clinico per la produzione di farmaci. Sotto la supervisione dei professori Carmen Álvarez e Álvaro Goyanes, Lucía Rodríguez Pombo si è servita di due tecnologie principali per formulare la sua tesi: l’estrusione semisolida (SSE) e la stampa 3D volumetrica, quest’ultima utilizzata per la prima volta in campo farmaceutico.

I farmaci stampati in 3D vengono progettati tenendo conto delle esigenze del paziente e, naturalmente, dei suoi gusti.

Lucía Rodríguez Pombo ha testato entrambe le tecniche, con l’idea di implementarle poi potenzialmente negli ospedali. Queste due tecnologie possono permettere di creare farmaci pediatrici personalizzati, con forme, sapori e dosaggi su misura per rispondere alle esigenze specifiche di ciascun paziente. In particolare, per la prima volta sono state integrate due diverse formulazioni in un unico farmaco stampato, contribuendo a migliorare la conformità delle medicine destinate ai bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni.

Farmaci personalizzati ottenuti grazie alla tecnologia SSE e alla stampa 3D volumetrica

I risultati ottenuti a seguito dell’osservazione delle due tecniche mettono in luce i progressi delle tecnologie di stampa 3D nel campo della medicina personalizzata. Lo studio ha dimostrato che l’estrusione semisolida (SSE) può essere utilizzata per stampare compresse per il trattamento di patologie rare come la “malattia delle urine a sciroppo d’acero”, una malattia metabolica ereditaria e poco comune. Inoltre, come spiega Lucía Rodríguez Pombo nel suo articolo, l’uso della stampa 3D volumetrica: “Ha segnato un’importante passo nel campo farmaceutico, perché questa tecnologia non era mai stata testata per la stampa di farmaci”. La tesi di dottorato mostra come la stampa 3D volumetrica possa produrre farmaci personalizzati di alta qualità in pochi secondi.

L’estrusione semisolida è stata utilizzata per stampare farmaci in varie forme, tra cui alcuni a base di gelatina o cioccolato.

Lo studio rappresenta un importante passo in avanti nell’implementazione normativa e clinica della stampa 3D. Servendosi di tecnologie come l’estrusione semi-solida e la stampa 3D volumetrica, si potrebbe dare vita a una nuova frontiera nella produzione di farmaci più efficaci. Queste innovazioni non solo ottimizzano l’uso delle risorse a disposizione, ma facilitano l’assunzione dei trattamenti farmacologici essendo le medicine più attraenti e comode da ingerire, in particolare per i pazienti pediatrici. In questo modo, i medici possono somministrarle più facilmente ed essere sicuri che il paziente segua la terapia.

La tesi analizza anche le implicazioni normative e le possibilità di integrazione di queste tecnologie negli ospedali, con l’obiettivo di favorirne una più ampia diffusione nell’assistenza sanitaria. Per ulteriori informazioni, consultare il comunicato stampa dell’Università di Santiago de Compostela QUI.

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*Crediti per tutte le foto: Lucía Rodríguez Pombo/Universidad de Santiago de Compostela.

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Pubblicato da
Elisa L.

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